giovedì 14 giugno 2012

Centoventitreesimo Capitolo



Da ragazzino facevo la vasca con un deca in tasca ma un deca ti basta quando non pensavi ai villoni e ai milioni anche senza una lira eravamo i migliori sognando di andare più in alto del Duomo l’uomo fa i soldi non i soldi l’uomo e se con un deca non si può andar via ci resta la testa e questa fantasia.

martedì 6 marzo 2012

Centoventiduesimo Capitolo

4Marzo 1943
Dice che era un bell'uomo
e veniva, veniva dal mare...
parlava un'altra lingua...
però sapeva amare;
e quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato..
l'ora più dolce
prima di essere ammazzato.
Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto,
con l'unico vestito
ogni giorno più corto,
e benché non sapesse il nome
e neppure il paese
mi riconobbe subito
proprio all'ultimo mese.
Compiva sedici anni quel giorno
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna!
e stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava alla Madonna
col bimbo da fasciare.
E forse fu per gioco,
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro signore.
Della sua breve vita, il ricordo,
il ricordo più grosso
e' tutto in questo nome
che io mi porto addosso.
E ancora adesso mentre bestemmio
e bevo vino
per i ladri e le puttane
sono Gesù bambino.

Testo originale. Un vero testamento.

domenica 4 marzo 2012

Centoventunesimo Capitolo

"E' uno strano dolore, morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai..."
A.Baricco

Il tempo.
Certe cose se le porta via, il tempo.
Dolori, ferite profonde, spensieratezza e la voglia di stare insieme. Se ne va così, senza dar disturbo, nella notte, non facendo rumori. E lascia null'altro che sangue, cenere e bicchieri vuoti, appoggiati sopra una tavola che una volta sorreggeva il nostro cuore.
Ora il tempo scorre, e passano le settimane. Intorno le persone invecchiano, passano, si sposano e fanno figli. Maturano. Muoiono, che poi è solo un modo perfetto di invecchiare o imperfetto di vivere.
Ultimamente capita di trovarsi in mano un orologio impazzito, che gira vorticosamente. E mi accorgo che non è un sortilegio, nessuna magia, solo lo scorrere del tempo che diviene sempre più incessante, sempre più ineluttabile, sempre più maledetto.
La speranza è svegliarsi e piangere per il tempo che si poteva vivere e non vivremo, non per il tempo perduto che non abbiamo vissuto.

-Ti rivedrò mai?
-Si, tra molti anni, credo, in un altro posto, in un'altra solitudine.

sabato 7 gennaio 2012

Centoventesimo Capitolo

"Chiamatemi Ismaele"
Herman Melville

Era sabato 10 novembre del 2007. In un freddo pomeriggio, era un sabato, mi venne l'idea di provare a creare una storia, un racconto. Un filo indissolubile, lungo non si sa quanti capitoli, con voi. Voi. Voi nel senso piò vasto e folle e indistinguibile del termine. Senza chiedervi l'identità, senza chiedervi nulla, se non di lasciare una parte, piccola, di voi stessi, del vostro ego, del vostro essere.
A 4 anni di distanza abbiamo affrontato diverse tematiche ed argomenti. Alcuni in modo critico, altri divertente, altri frivoli. A volte abbiamo colpito duro, come un gancio sinistro alla mandibola. Altre volte siamo stati carezze di vento.
Abbiamo avuto pareri e siamo stati letti dall'Inghiterra, Spagna, Belgio, Germania. Persone che hanno bevuto un bicchiere insieme a noi a migliaia di chilomentri, stando zitte magari, ma ascoltando e, voglio sperare, pensandoci.
Ora, a 4 anni di distanza, molte cose sono cambiate.
E' tempo che non vi fate più sentire, che non dite nulla. Silenzioso silenzio.
Per questo motivo, il centoventesimo post, potrebbe essere l'ultimo. Se non volete che sia così, se volete ogni tanto dare un occhio, beh, questo è il momento giusto di farvi sentire.
Gridatelo. Scrivetelo. Ora o mai più.

sabato 29 ottobre 2011

Centodiciannovesimo Capitolo

Raccontatemi una storia di dipendenza. Avanti. Non siate timidi.

"Abbiamo tutti una dipendenza. Che sia da sostanze illecite, fumo, coca, caffè, gin, amore, sesso, dalla vita dissoluta o da una esemplare, o magari dagli specchi e da quello che si nasconde dietro i sorrisi. Tutti noi eleggiamo una essenza, il sogno che ci da la carica e ci spinge avanti. La droga che ci uccide. Siamo tutti assuefatti a cose più bizzarre di noi stessi. Bisogna saper scegliere."
T.Davidson, autore e scrittore inglese

"Io lo so il loro gioco,vogliono una risposta,
una spiegazione avvolta in un bel fiocco rosa
Puntare il dito contro la mia famiglia
la mia infanzia, cercandomi lo sporco e la rabbia.
La colpa data ai videogames, alle canzoni o alla tele o alle emozioni.
Ma quando ho cominciato io non avevo motivazioni
non avevo niente, ero come voi!
Volevo fare parte di qualcosa nella vita
anche se questo qualcosa era una morte collettiva,
o forse un'alternativa alla mia apatia
semplicemente non era abbastanza viva.
Ricordo, eravamo annoiati quella mattina,
a casa mia, e nell'ora di geografia
ridevamo dopo la prima, ci sentivamo più amici, più uniti, più in cima.

E così di giorno avevo qualcuno da incontrare
la notte avevamo qualcosa, per sognare.
Passavano le settimane, per lo più stavamo giù le sere, a farci , a parlare..
La vedevo entrare nei discorsi, nei nostri scherzi
farci sentire speciali e diversi
la realtà non bastava più, né i fili della tv volevamo un film con gli effetti.
Sensazioni e sensazioni, finte come l'espressioni dei presentatori
come i seni delle ballerine, gli amori dei calciatori
le famiglie unite negli spot dei pandori.
A un mondo artificiale spetta un paradiso artificiale
senza santi, eroi e fidanzate

E ora di giorno maledico di averti incontrata,
il vuoto che avevo dentro si è allargato e mi ha fagocitato.
Di notte torno a cercarti, vedo gli altri ora so che sono tutti bugiardi!
Che buffo di notte mi agitavi e mi levavi il sonno
e ora senza di te non dormo e non sogno.
Solo un sogno ricorrente, un'onda gigantesca,
una parete d'acqua immensa che mi cade in testa.
Dopo le risate le lacrime, se guardi dentro l'abisso
anche l'abisso guarda dentro te.
Hai preso tutto ciò che c'era da prendere,
ho perso tutto ciò che c'era da perdere.
Ho eliminato chi potrebbe esserci d'intralcio
ho collegato ormai le tessere del tuo mosaico
se non è amore che cos'è ciò che provo per te?
passa il tempo più ti cerco più...vorrei smettere...

Questa è una storia d'amore..."
Da Amore in Polvere

giovedì 6 ottobre 2011

Centodiciottesimo Capitolo

"Don't settle. Stay hungry. Stay foolish."
S.Jobs

Addio ad un genio, visionario e immortale.

sabato 3 settembre 2011

Centodiciassettesimo Capitolo

Nei giorni estivi, ripieni di familiare violenza, di omicidi e sangue. Dove la parola "mostro" viene usata ed abusata, vorrei portare questa frase, di un grande poeta, e filosofo. Un uomo saggio. Un genio vero. Riprendetelo in mano. Ne varrà la pena.
Jorge Luis Borges disse:
"Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con il volto d'uomo? o sarà come me?"

"Mi piacerebbe affidarmi alla religione
ad un partito, ad un capo, a una professione
come la maggioranza delle persone
perché ho passato da un pezzo l’età della ribellione.
Mi piacerebbe che il male avesse confini precisi
come pensano i politici, gli snob e i cretini,
la lavagna coi buoni e i cattivi
e che sia la musica che corrompe i ragazzini.

Così il popolo impaurito diventa conservatore,
prende un mostro e gli da un colore
piuttosto che accettare che chiunque è un potenziale Hitler
e che 9 su 10 un parente è sempre il killer.
La bestia si nasconde dentro me
Dentro tutti
Le uniche certezze sono i dubbi.

Dovunque vai la gente vuole un mondo migliore
la pace l’amore
si ma solo nelle parole di di una canzone
poi è la legge del taglione.

È una gabbia mentale, l’anima rimane
incatenata al corpo e il corpo al desiderio carnale,
alla rabbia alla fame finisci col misurare
quanto tu stai bene in base a chi sta più male.
Una cella più grande può bastare.

Fa male cercare di scappare
e questo tempo infame
scava dentro me.
Fa male quando la luce sale
e vedo l’animale
dentro me."
da "Dentro me" di A.Aleotti

lunedì 25 luglio 2011

Centosedicesimo Capitolo

"La confessione è sempre un atto di debolezza. La persona forte mantiene i suoi segreti e accetta le proprie punizioni in silenzio."
Dorothy Dix

"Capita che un albatro ferito e solo, resti inchiodato al suolo,
e debba fingere e vivere come un uomo,
io lo so perchè è successo a me, anni orsono,
durante un volo troppo radente, troppo curioso.
Inizialmente ho amato l'umanità,
sempre tesa tra ciò che si fa e non si fa,
all'improvviso chiedersi "e se fosse tutto qua?"
Avrei ucciso credimi, per una dose di novità.
Da qua su le gru fanno il lifting alla città
nascondono l'età ma ci riescono per metà,
c'è elettricità nel cielo, milioni di affari umani,
blu come un monitor, banchi di nuvole e di dati.
E sulla terra deridono gli albatri e i liberi arbitrii,
già dagli albori nei primi incanti e nei primi miti,
senza calarsi non c'è catarsi, siamo mortali ma siamo caparbi.
E vado su, lontano dall'eco dei miei rimpianti,
e sulla terra sono solo come un cane
ma lo so che posso volare
e ho migliaia di braccia tese su cui atterrare."

L'Albatro - F.Rizzo

venerdì 24 giugno 2011

Centoquindicesimo Capitolo

"Non so se svegliarti,
siamo fatti della stessa materia dei sogni,
siamo attratti come due poli opposti.
Saremo ricchi senza contare i soldi,
liberi, senza contare i giorni.
Conta su di me tipo quattro cinque sei
sai che ci sarò perchè so che tu ci sei
Ma conta su di me tipo sette otto nove
se mi chiami arrivo dimmi solo quando e dove.

Queste iene ci danno solo male di vivere,
ma tutto va bene finchè ti vedo sorridere.
Sopportami anche se sono un danno
perchè è solo con te che posso andare dove in pochi vanno,
posso riuscire a fare quello che in pochi fanno
in cambio ti dirò quello che in pochi sanno.

Ora ti rivedo, si apre il cielo, lascia entrare il sole,
torna il sereno davvero se mi chiami amore,
la pioggia dall'asfalto della strada evapora
e a poco a poco si asciuga come ogni lacrima.

Voglio una figlia che prenda dalla tua faccia,
con la mia rabbia ma non con la mia boccaccia.
Ogni cosa ci sorride."

ispirato da "Fumo e Malinconia" e "Conta su di me".

domenica 24 aprile 2011

Centoquattordicesimo Capitolo

"Nella vita, a differenza degli scacchi, il gioco continua, dopo lo scacco matto."
Isaac Asimov

"A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in miseria, chiedo solo che per compenso dei miei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto, spezzando la penna".
Dopo aver scritto questa lettera ne scrive un'altra per i suoi 4 figli dove dice:
"Sono un vinto, non vi lascio che 150lire".
Poi questo signore di nemmeno 50 anni appoggia il bicchiere di Marsala, finisce la sigaretta, si alza, prende un rasoio, lo mette in tasca e cammina fino al bosco. Qui si squarcia il ventre e la gola. Morirà dissanguato nel giro di qualche ora.
Si è ucciso come avrebbe potuto uccidersi uno dei suoi personaggi, facendo Harakiri, con gli occhi rivolti ad est, verso il sole che sorge.
Muore così, esattamente 100 anni fa, Emilio Salgari.
Uno scrittore fantastico, precursore della fantascienza e di moltissimi romanzi d'avventura. Un uomo che è divenuto simbolo del viaggio, nonostante lui non fosse mai uscito dall'Italia. Viaggiare con la fantasia. La mente come tappeto volante per volare lontano dalla realtà, dalla vita reale. Una vita maledetta.
La moglie Ida, schizofrenica, mori in manicomio nel 1922, la figlia Fatima perì di tisi, il figlio Omar si buttò dal terzo piano della sua abitazione, Nadir morì in un incidente stradale e Romero si suicidò con un colpo d'arma da fuoco.
Una vita incredibile.

Non vi viene voglia di riprendere in mano un suo libro?

mercoledì 6 aprile 2011

Centotredicesimo Capitolo

"Non piangere, fratello, ho bisogno di tutto il coraggio per morire a 20 anni."
E.Galois

Evariste Galois è un genio ribelle, che nasce nel 1811 e a scuola va male, ma ci sa fare con i numeri. Prova a 18 anni ad entrare al politecnico di Parigi, ma il giovane è troppo spocchioso, troppo ribelle, troppo geniale e viene respinto.
Troppo fuori dagli schemi per la Francia dell'800.
A 17 anni introduce in matematica il termine di "gruppo" e riesce a risolvere un problema di algebra astratta che durava da 400 anni con una spiegazione che prenderà poi il nome di "Teoria di Galois".
Io non ci provo nemmeno a spiegarvela, non sarei in grado.
Per noi comuni mortali, la matematica è un mistero.
Così allora Evariste cerca di far pubblicare i suoi lavori ma un po' per sfortuna, un po' per caso -che in fondo poi sono stessa cosa- non ci riuscì. Manda allora tutti al diavolo e continua a studiare da solo.

Diventa anche un attivista politico essendo un repubblicano e fa discorsi contro il re e la monarchia. E non ha nemmeno vent'anni.

Un giorno, però, si innamora di una donna che è gia fidanzata con un uomo che, venuto a conoscenza del fatto, lo sfida a duello.

Siamo all'alba del 30 maggio del1832.
Nell'appartamento c'è il giovane Evariste, poco più che ventenne, capelli spettinati, sguardo concentrato. Logaritmi e formule. Lui a letto non c'è neanche andato stanotte. Ha passato tutta la notte a scrivere con furore formule matematiche e non si è mai fermato. Sta scrivendo da 15 ore di seguito.
Poi all'alba scrive su un foglio, in francese, "non ho più tempo". Si alza e se ne va.
Va a quel duello. E lui è un matematico, e lo sa che probabilità ha di vincere. Nessuna. Ma si alza e va.
Al duello arriva, saluta, prende la pistola, se la fa caricare perchè non sa come si fa, via, 1, 2, 3, 10 passi e fuoco.
Dopo il duello viene anche portato in ospedale, ma non c'è nulla da fare.
Se ne va così, per una pallottola nello stomaco, Evariste Galois, 21 anni, genio incompreso.

lunedì 14 marzo 2011

Centododicesimo Capitolo

"Gli italiani perdono guerre come fossero partite di calcio, e partite di calcio come fossero guerre."
W.Churchill

Bravo. Dici che devo andare a lavorare, e ti riempi la bocca di frasi tipo: "Basta soldi facili! Devi andare a lavorare! Guadagna onestamente!"
Ma come? Giochi le lotterie per fare grana dal nulla e mi fai proprio tu la morale?
E ancora. Da un'indagine si parla meno di Stato e più della sua immagine.
Ma che diavolo. Passare da Italia ad Italia 1 è davvero così facile?
E poi tutti a casa, o
re 13 a tavola, riuniti davanti al TG come ellenici all'agorà.
Notizie del principe e di Corona, di Draghi e del cavaliere, ma cosa è diventata la bella Italia? Una favola?
E poi tutti i piangere per i nostri eroi caduti.
Ma i funerali di stato a che servono? Dai, che non si riesce a stare nemmeno 60 secondi in silenzio. Ci fa paura. E via tutti ad applaudire. Bravi.
Delirio Italia. Maledetta Italia.

ispirato da "Cose che non capisco"

martedì 22 febbraio 2011

Centoundicesimo Capitolo

"Se non sai perchè un bambino sulla giostra saluta ad ogni giro i genitori e perchè i suoi genitori gli rispondono sempre, non capisci la natura umana."
W.Dittameus

Piccolo mio.
Non ho imparato molto da questa vita. Ma abbastanza.
Ora ascoltami.

Non dare mai il tuo numero ad una ragazza, chiedi sempre il suo.
E poi niente auto americane; tedesche, italiane o al massimo qualche modello inglese.
Concediti una barba fatta dal barbiere una volta al mese, sarà un piacere infinito.
Viaggia. Ovunque. Con il corpo e con la mente. Commuoviti senza la paura di sembrare debole.
Completa le poesie che non ho finito con parole che non ho vissuto.
Non divenire succube dei vizi ma godi della vita e brinda ad essa.
Non guardarti indietro, non voltarti per piangere; le lacrime confonderanno il cammino percorso e non riuscirai ad essere obbiettivo.
Porta la tua ragazza speciale a Firenze, e mangiate al Ponte Vecchio. Parla con Marino. Di che ti mando io. Digli che sei mio figlio.
E ama. Ama in maniera dissoluta e infinita e folle.
E vivi.
E non dimenticarti mai di me.

Questo è il testamento per vostro figlio.
Forza. Condividetelo.

lunedì 14 febbraio 2011

Centodecimo Capitolo

"Bravo Italiano.
Hai un lavoro, che fatica, hai le ville ad Antigua e con la chiesa che ti dice che devi farlo all'antica.
Questa vita cara, immersa dentro al caro vita, vivi questa vita dolce tanto basta un dolce vita.
Cose che non hanno prezzo, ma senza la carta visa basta un passamontagna e spirito di iniziativa; paga l'iva non si tratta qui nessuna trattativa, lo stato ti passa sopra come una locomotiva.
Tu Italiano, fermo e zitto, ora vanno di moda le gite domenicali sulla scena del delitto, facciamoci un bel cannone, siamo un popolo di scemi, facciamocene una ragione.
Sostituiamo un crocifisso con un bel televisore, non so quale tra le due è la soluzione peggiore; e tua madre non vedrà mai la pensione, ma magari tra vent'anni potrà andare a Velone, bravo coglione!"

ispirato da Fedez - Cattiva influenza

mercoledì 26 gennaio 2011

Centonovesimo Capitolo

"E dalle tenebre vennero le mani che si allungarono sulla natura e forgiarono gli uomini."
Lord Alfred Tennyson

Le nostre vite sono meccanismi indisciplinati, ingranaggi dentati che si azzannano tra loro.
Sono senza senso ma combaciano tra la follia dei giorni.
Le nostre vite sono fili che si intrecciano, si toccano, fanno contatto e scatenano una scintilla.
Solitaria, abbagliante, fugace.
Nelle nostre vite non c'è spazio per un "Ti amo", non c'è mai tempo per il tempo ben speso.
Le nostre vite scorrono tra dipendenze e doglie e maschere e pianti.
Nele nostre vite inseguiamo sogni non nostri che ci lasciano vetri infranti e delusioni laceranti.
Le nostre vite ci masticano le ossa e ciò che ci rimane è il dolore e il portacenere pieno.
Nelle nostre maledette vite regna il caos, entropia ordinata dall'evoluzione, da Dio o dal tempo.
E' la dicotomia tra ordine e disordine.
Se l'anagramma di caos è il caso, l'anagramma di vita ha il sapore della morte.
Per chi si è fatalmente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Per chi, in questo posto, ci ha vissuto tutta la vita.

domenica 2 gennaio 2011

Centottesimo Capitolo

"Buon anno fratello buon anno davvero e spero
sia bello sia bello e leggero
che voli sul filo dei tuoi desideri
ti porti momenti profondi e i misteri
rimangano dolci misteri
che niente modifichi i fatti di ieri.
Ti auguro pace risate e fatica
trovare dei fiori nei campi d'ortica
ti auguro viaggi in paesi lontani
lavori da compiere con le tue mani
e figli che crescono e poi vanno via
attratti dal volto della fantasia.
Buon anno fratello buon anno ai tuoi occhi
alle mani alle braccia ai polpacci ai ginocchi
buon anno ai tuoi piedi alla spina dorsale
alla pelle alle spalle al tuo grande ideale...
Che ti porti scompiglio e progetti sballati
e frutta e panini ai tuoi sogni affamati
ti porti chilometri e guance arrossate
albe azzurre e tramonti di belle giornate
e semafori verdi e prudenza e coraggio
ed un pesce d'aprile e una festa di maggio.
Buon anno alla tua luna buon anno al tuo sole
buon anno alle tue orecchie e alle mie parole
buon anno a tutto il sangue che ti scorre nelle vene
e che quando batte a tempo dice andrà tutto bene...
Buon anno fratello e non fare cazzate
le pene van via così come son nate
ti auguro amore quintali d'amore
palazzi quartieri paesi d'amore
pianeti d'amore universi d'amore
istanti minuti giornate d'amore...
Ti auguro un anno d'amore fratello mio."
da "Buon Anno"

giovedì 16 dicembre 2010

Centosettesimo Capitolo

"Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. Se guarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te."
Friedrich Nietzsche

Enorme. Insormontabile. Giace quieto il mostro. Nascosto dall'ombra o sotto la luce della luna, si muove ora furtivo ora incessante. Da questa parte. Verso di noi.
Il mostro ha sembianze strane. Ha i colori della solitudine e l'odore della resa. Sapore di sangue misto a lacrime.
Che ne sarà di noi?
Il pensiero di oggi lo dedico al mostro, ossia alla nostra più grande paura. A ciò che ci spaventa realmente. A ciò che ci fa tremare.
Lasciate da parte la retorica. Non pensate alla morte, alla solitudine, alla povertà o alla menzogna. Tornate indietro nel tempo, nei cumuli del vostro passato.
Che faccia ha il vostro mostro?

venerdì 26 novembre 2010

Centoseiesimo Capitolo

"Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole."

E. Flaiano


Il volante non vola, io 
lo tengo ben stretto, guardo il futuro nel parabrezza ed il passato 
nello specchietto. Rilasso occhi e rughe. Intanto si fa sera in fretta e invecchio ma rimango a fissare il me stesso del 
mio riflesso allo specchio.

Accosto, scendo.

E’ quasi inutile l'ombrello. Mi rifugio in un bar mezzo pieno come il bicchiere di chi è già sereno. Forse ci sono già stato. Che posto è mai questo? Sconosciuti già visti, immersi in ghiaccio e alcool. Fotografie appese alle pareti di tempi andati e sogni irrealizzabili. Fotografie di posti che mai visiterò. Il mio passato?

So che chi ha paura del vuoto non arriverà in alto, 
io ho paura anche del vuoto che c'è tra un passo e l'altro. E’ la mia vita?

Se qualcosa può andare storto di sicuro ci andrà io sono una calamita per le calamità. Respiro e sento il mio battito. Sanguino. Non importa. Tutto passa?

Oggi ho voglia di cambiare la mia vita, voglio girare il mondo come l'equatore
, voglio una valigetta con dentro il sole, una ventiquattr'ore.

E poi il niente. Niente?

giovedì 18 novembre 2010

Centocinquesimo Capitolo


"So che verrai
di neve lieve
e vestirai
l'aria di sogni.
So che verrai
pace nell'alba
negli occhi miei
dentro i miei giorni

Oltre le rive
ovunque sei
sarai per sempre,
abiti in me
da sempre e per sempre

Ho vagato senza scopo e destino
fino alla fine dell'arcobaleno
nelle notti bagnate dal vino
finché ho sentito la mia voce da bambino.

Oltre le rive
mi troverai
come da sempre... qua."
da "Oltre le rive"

lunedì 11 ottobre 2010

Centoquattresimo Capitolo

"Tutta quella città...non se ne vedeva la fine.....
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?

E il rumore

Su quella maledettissima scaletta...era molto bello, tutto...e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema
Col mio cappello blu

Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino ......

Non è quel che vidi che mi fermò

E’ quel che non vidi

Puoi capirlo, fratello?,
è quel che non vidi....lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne

C’era tutto

Ma non c’era una fine.
Quel che vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere.
Ma se tu

Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni e miliardi

Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita

Se quella tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare.
Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato:
quello è il pianoforte su cui suona Dio."
da "La leggenda del pianista sull'oceano"