martedì 22 febbraio 2011

Centoundicesimo Capitolo

"Se non sai perchè un bambino sulla giostra saluta ad ogni giro i genitori e perchè i suoi genitori gli rispondono sempre, non capisci la natura umana."
W.Dittameus

Piccolo mio.
Non ho imparato molto da questa vita. Ma abbastanza.
Ora ascoltami.

Non dare mai il tuo numero ad una ragazza, chiedi sempre il suo.
E poi niente auto americane; tedesche, italiane o al massimo qualche modello inglese.
Concediti una barba fatta dal barbiere una volta al mese, sarà un piacere infinito.
Viaggia. Ovunque. Con il corpo e con la mente. Commuoviti senza la paura di sembrare debole.
Completa le poesie che non ho finito con parole che non ho vissuto.
Non divenire succube dei vizi ma godi della vita e brinda ad essa.
Non guardarti indietro, non voltarti per piangere; le lacrime confonderanno il cammino percorso e non riuscirai ad essere obbiettivo.
Porta la tua ragazza speciale a Firenze, e mangiate al Ponte Vecchio. Parla con Marino. Di che ti mando io. Digli che sei mio figlio.
E ama. Ama in maniera dissoluta e infinita e folle.
E vivi.
E non dimenticarti mai di me.

Questo è il testamento per vostro figlio.
Forza. Condividetelo.

lunedì 14 febbraio 2011

Centodecimo Capitolo

"Bravo Italiano.
Hai un lavoro, che fatica, hai le ville ad Antigua e con la chiesa che ti dice che devi farlo all'antica.
Questa vita cara, immersa dentro al caro vita, vivi questa vita dolce tanto basta un dolce vita.
Cose che non hanno prezzo, ma senza la carta visa basta un passamontagna e spirito di iniziativa; paga l'iva non si tratta qui nessuna trattativa, lo stato ti passa sopra come una locomotiva.
Tu Italiano, fermo e zitto, ora vanno di moda le gite domenicali sulla scena del delitto, facciamoci un bel cannone, siamo un popolo di scemi, facciamocene una ragione.
Sostituiamo un crocifisso con un bel televisore, non so quale tra le due è la soluzione peggiore; e tua madre non vedrà mai la pensione, ma magari tra vent'anni potrà andare a Velone, bravo coglione!"

ispirato da Fedez - Cattiva influenza

mercoledì 26 gennaio 2011

Centonovesimo Capitolo

"E dalle tenebre vennero le mani che si allungarono sulla natura e forgiarono gli uomini."
Lord Alfred Tennyson

Le nostre vite sono meccanismi indisciplinati, ingranaggi dentati che si azzannano tra loro.
Sono senza senso ma combaciano tra la follia dei giorni.
Le nostre vite sono fili che si intrecciano, si toccano, fanno contatto e scatenano una scintilla.
Solitaria, abbagliante, fugace.
Nelle nostre vite non c'è spazio per un "Ti amo", non c'è mai tempo per il tempo ben speso.
Le nostre vite scorrono tra dipendenze e doglie e maschere e pianti.
Nele nostre vite inseguiamo sogni non nostri che ci lasciano vetri infranti e delusioni laceranti.
Le nostre vite ci masticano le ossa e ciò che ci rimane è il dolore e il portacenere pieno.
Nelle nostre maledette vite regna il caos, entropia ordinata dall'evoluzione, da Dio o dal tempo.
E' la dicotomia tra ordine e disordine.
Se l'anagramma di caos è il caso, l'anagramma di vita ha il sapore della morte.
Per chi si è fatalmente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Per chi, in questo posto, ci ha vissuto tutta la vita.

domenica 2 gennaio 2011

Centottesimo Capitolo

"Buon anno fratello buon anno davvero e spero
sia bello sia bello e leggero
che voli sul filo dei tuoi desideri
ti porti momenti profondi e i misteri
rimangano dolci misteri
che niente modifichi i fatti di ieri.
Ti auguro pace risate e fatica
trovare dei fiori nei campi d'ortica
ti auguro viaggi in paesi lontani
lavori da compiere con le tue mani
e figli che crescono e poi vanno via
attratti dal volto della fantasia.
Buon anno fratello buon anno ai tuoi occhi
alle mani alle braccia ai polpacci ai ginocchi
buon anno ai tuoi piedi alla spina dorsale
alla pelle alle spalle al tuo grande ideale...
Che ti porti scompiglio e progetti sballati
e frutta e panini ai tuoi sogni affamati
ti porti chilometri e guance arrossate
albe azzurre e tramonti di belle giornate
e semafori verdi e prudenza e coraggio
ed un pesce d'aprile e una festa di maggio.
Buon anno alla tua luna buon anno al tuo sole
buon anno alle tue orecchie e alle mie parole
buon anno a tutto il sangue che ti scorre nelle vene
e che quando batte a tempo dice andrà tutto bene...
Buon anno fratello e non fare cazzate
le pene van via così come son nate
ti auguro amore quintali d'amore
palazzi quartieri paesi d'amore
pianeti d'amore universi d'amore
istanti minuti giornate d'amore...
Ti auguro un anno d'amore fratello mio."
da "Buon Anno"

giovedì 16 dicembre 2010

Centosettesimo Capitolo

"Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. Se guarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te."
Friedrich Nietzsche

Enorme. Insormontabile. Giace quieto il mostro. Nascosto dall'ombra o sotto la luce della luna, si muove ora furtivo ora incessante. Da questa parte. Verso di noi.
Il mostro ha sembianze strane. Ha i colori della solitudine e l'odore della resa. Sapore di sangue misto a lacrime.
Che ne sarà di noi?
Il pensiero di oggi lo dedico al mostro, ossia alla nostra più grande paura. A ciò che ci spaventa realmente. A ciò che ci fa tremare.
Lasciate da parte la retorica. Non pensate alla morte, alla solitudine, alla povertà o alla menzogna. Tornate indietro nel tempo, nei cumuli del vostro passato.
Che faccia ha il vostro mostro?

venerdì 26 novembre 2010

Centoseiesimo Capitolo

"Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole."

E. Flaiano


Il volante non vola, io 
lo tengo ben stretto, guardo il futuro nel parabrezza ed il passato 
nello specchietto. Rilasso occhi e rughe. Intanto si fa sera in fretta e invecchio ma rimango a fissare il me stesso del 
mio riflesso allo specchio.

Accosto, scendo.

E’ quasi inutile l'ombrello. Mi rifugio in un bar mezzo pieno come il bicchiere di chi è già sereno. Forse ci sono già stato. Che posto è mai questo? Sconosciuti già visti, immersi in ghiaccio e alcool. Fotografie appese alle pareti di tempi andati e sogni irrealizzabili. Fotografie di posti che mai visiterò. Il mio passato?

So che chi ha paura del vuoto non arriverà in alto, 
io ho paura anche del vuoto che c'è tra un passo e l'altro. E’ la mia vita?

Se qualcosa può andare storto di sicuro ci andrà io sono una calamita per le calamità. Respiro e sento il mio battito. Sanguino. Non importa. Tutto passa?

Oggi ho voglia di cambiare la mia vita, voglio girare il mondo come l'equatore
, voglio una valigetta con dentro il sole, una ventiquattr'ore.

E poi il niente. Niente?

giovedì 18 novembre 2010

Centocinquesimo Capitolo


"So che verrai
di neve lieve
e vestirai
l'aria di sogni.
So che verrai
pace nell'alba
negli occhi miei
dentro i miei giorni

Oltre le rive
ovunque sei
sarai per sempre,
abiti in me
da sempre e per sempre

Ho vagato senza scopo e destino
fino alla fine dell'arcobaleno
nelle notti bagnate dal vino
finché ho sentito la mia voce da bambino.

Oltre le rive
mi troverai
come da sempre... qua."
da "Oltre le rive"

lunedì 11 ottobre 2010

Centoquattresimo Capitolo

"Tutta quella città...non se ne vedeva la fine.....
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?

E il rumore

Su quella maledettissima scaletta...era molto bello, tutto...e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema
Col mio cappello blu

Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino ......

Non è quel che vidi che mi fermò

E’ quel che non vidi

Puoi capirlo, fratello?,
è quel che non vidi....lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne

C’era tutto

Ma non c’era una fine.
Quel che vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere.
Ma se tu

Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni e miliardi

Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita

Se quella tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare.
Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato:
quello è il pianoforte su cui suona Dio."
da "La leggenda del pianista sull'oceano"

martedì 7 settembre 2010

Centotreesimo Capitolo

La musica è questo. Un turbinio di tutto in 7 note. Pazzesco vero?
Ci sono momenti dove un odore o un suono riportano la mente indietro di anni. In istanti tiepidi anche se fuori, nella vita, soffia freddo maestrale. In pochi secondi felici anche se intorno c'è tenebra. In attimi rievochiamo noi stessi.
Per un momento avrei voluto avere intorno le stesse persone di un tempo. Riavere i miei 16 anni, con ideali e la spensieratezza del niente. Piangere e pregare. Confidarsi. Quattro calci ad un pallone. Non poter immaginare cosa ci sia dietro la linea d'ombra.
Ma soprattutto abbracciare gli amici di allora, e brindare insieme. Amare come allora, sregolatamente, in modo immenso, doloroso e scomposto.
Questa è per quei tempi e per quelle persone, che ci sono state e non ci saranno più. E che mai leggeranno questo post.

Il bello però è che quando i sogni si realizzano, la vita alza l'asticella. Più in alto, verso il cielo. Fino a raggiungere le note di una chitarra.
Ci sono canzoni che vi fanno lo stesso effetto?

sabato 21 agosto 2010

Centoduesimo Capitolo

"Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta mettendo le scarpe".
M.Twain

In un'epoca dove la menzogna sembra il quotidiano, dove sembra che non ci sia più la dignità della verità, dove tutto viene ribaltato e niente sembra affidabile mi ritrovo a dubitare di tutto. A chi credere?
Le persone mentono, e vogliono nascondere la verità celandola in un cassetto o sotto montagne di silenzi e sassi. E credono che la fiducia non possa essere riposta, ma possa solo essere risposta alle domande della vita.
E così noi, danzando nell'ombra, ci affidiamo e frequentiamo quelle persone che riteniamo affidabili. O quelle persone che non ci domandano niente. Non chiedere significa non voler sapere. Niente sforzi.

Non vi fa tristezza tutto questo? Non vi crea una sensazione di imbarazzo verso il prossimo? Non vi crea un'eterna diffidenza?
Voi riuscite a fidarvi delle persone?