sabato 10 luglio 2010

Centounesimo Capitolo

Ai giovani.
A chi dice "bella zio" venti volte al minuto,
inguaiati, tatuati di brutto,
fighetti Gucciati, promossi e bocciati
i pusher, gli skater di serie e i bruciati.
Per tutte quelle tipe che c'hanno il loro stile
non saranno le veline ma per me sono più fighe.
Gli amici sulla bici o sulla jeep, le D&G.
A chi ha i piedi di Ronaldo ma non va alla scuola calcio
e ha imparato il doppiopasso e la rabona sull'asfalto.

Per chi ha tre lauree e non tre precedenti
piega la visiera a becco e sorride a ventiquattro denti.
Vincenti, perdenti.
Per si è fatto da solo e per chi si è fatto e basta.
A chi è a San Vittore e scrive a chi lo sta aspettando fuori
a chi studia, chi spazza, chi non ruba ma si smazza
chi legge mille libri e chi invece solo la Gazza.
A quelle che mi seguono nel letto, le groupies dei gruppi,
e a quelli che si svegliano quando io vado a letto.
A chi bestemmia perchè le preghiere non le ascoltano.
ispirato da "Per la gente"

Ora tocca a voi. Fate un ritratto della generazione del futuro, dei giovani che vedete camminare spediti per le strade della città. Mettiamoci a confronto.

sabato 5 giugno 2010

Grazie, 100 di questi post...

Grazie a tutti. Siamo arrivati a 9000 visite da quel lontano 4 dicembre del 2007.
Grazie a tutti. Grazie a Sara che commenta sempre, e non è mai d'accordo.
Grazie a Chiara che passa silenziosa e lascia un'impronta. Grazie a Mimmo, perchè sono più le volte che si litiga e questo è prezioso.
Grazie al Uatto e alle volte che si mette in gioco, cosa che non è mai facile; lo apprezzo. Grazie a Teo perchè nei post che lo colpiscono un dolce pensiero lo lascia sempre. Grazie a Miky e Stefano, poche righe e sempre ben scritte.
Grazie al Vale, mio fido sostenitore, che è sempre più lontano e sempre più vicino. Grazie a Ve, Faber, un anonimo che non si firma, a C., a Ross, a F., a E., a tutti quelli che ci sono stati e che non ho citato. Non dimentico.

Scrivevo nel 2007:

Cari compagni di viaggio
vorrei che questo mio blog diventasse uno spazio per comunicare, per parlare, per parlarsi. Ormai il tempo in cui ci vediamo si riduce sempre di più, gli impegni si moltiplicano e noi perdiamo quell'universo di complicità che ci ha resi ciò che siamo. Vorrei che questo blog fosse l'inizio di una bella storia. Una storia fatta di parole, sogni, opinioni, d'amore e morte, di Dio e del destino. Di me e di voi. Di noi.
Per tutti quelli che credono che il mondo possa cambiare, per tutti quelli che vogliono farlo.

"La domanda che a volte mi lascia confuso è: sono pazzi gli altri, o sono pazzo io?"
A.Einstein

martedì 1 giugno 2010

Centesimo Capitolo

La prima volta ero quasi un bambino, a scuola all'asilo

e lei rispose "Sì" sul bigliettino e fu la mia dama per un ballo,

lungo un eterno.

La seconda volta ero appena un uomo,

ho speso tutta la mia anima per lei, e lei

scelse di non rimanere su quella panchina, scelse di non scegliermi.


E cominciai a stare solo col carattere che mi ritrovo

E da lì da uno sguardo ad un guanciale, da un sogno ad una vita normale,

e dipende quanto è alto il tacco e quanto ghiaccio avevo nel bicchiere,

dipende quanto so essere bastardo perchè

nessuna si innamora mai di un bravo ragazzo.


E poi tu.

Ora con te non devo recitare, tu sei uguale a me e ti amo

perchè ti ho incontrata a notte fonda in un sospiro.

E ho il tuo talento tatuato sulla mia pellaccia

ti guardo in faccia e ci sei, ci sei stata e ci sarai.


Dedicate un pensiero alla vostra persona amate.

Questo centesimo post è per l'amore, troppe volte decantato superficialmente.

Dedicate un pensiero alla persona a cui volete bene.

Un secondo, un istante, poche parole. Sarà la cosa migliore che avete fatto oggi.

lunedì 24 maggio 2010

Novantanovesimo Capitolo

"Quell'uomo bara", dice. "Qualcosa che non va, ragazzo?" "Non mi piacciono i bastardi, tutto qui". "Porta fuori la tua lingua di merda, e veloce". "Non mi piacciono i vigliacchi, tutto qui". "Ragazzo...." "Non mi son mai piaciuti". "Facciamo una cosa. Io non ho sentito niente, tu ti alzi, sparisci e per tutto il tempo che ti rimane ringrazi il cielo per com'è andata a finire"."Facciamone un'altra. Tu posi le carte, ti alzi e vai a barare da qualche altra parte". L'uomo spinge indietro la sedia, si alza lentamente, si volta e rimane in piedi, con le braccia lungo i fianchi e le mani a sfiorare le pistole.

Guarda il ragazzo. Pat Cobhan sputa per terra. Si alza. Si guarda la punta degli stivali, come se stesse cercando qualcosa. Poi solleva gli occhi verso l'uomo.
"Idiota", dice l'uomo. Pat Cobhan impugna di scatto la pistola. Ma non estrae. Sente il sesto colpo, allora. Poi più niente, per sempre.
Silenzio.
Che silenzio.

A.Baricco

giovedì 6 maggio 2010

Novantottesimo Capitolo

"La voce umana non potrà mai raggiungere la distanza coperta dalla sottile voce della coscienza."
Mahatma Ghandi

Molto spesso mi imbatto nelle parole, anzi ci sbatto contro. Difficilmente le lettere sono spigolose e taglienti, di solito sono rabbiose o bagnate di lacrime o malinconiche come pianure in nebbia.
E' opinione comune che ascoltare significhi solo restare in silenzio e che quindi sia un procedimento passivo. Ma vorrei farvi riflettere su questo. Sarebbe importante per le persone che ci circondano, per i nostri rapporti sociali che l'ascolto inizi a diventare attivo, dove l'ascoltatore riflette sul messaggio ma senza parlare. In tal modo ciò che realmente vogliamo comunicare, il significato che spesso supera il mero significante, potrà giungere a destinazione senza subire valutazioni e quindi essere più puro. Così facendo, chi parla coglierà l'accettazione e la comprensione dell'ascoltatore e potrà trovare da solo la soluzione, perchè la soluzione ai nostri problemi è quasi sempre dentro di noi. Perciò sapere ascoltare significa aver la curiosità di conoscere le dinamiche dell'altro. In silenzio. Null'altro.

"Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane."
G.D'Annunzio

domenica 11 aprile 2010

Novantasettesimo Capitolo

"Mi disse: se ami qualcuno che ti ama, non smascherare mai i suoi sogni. Il più grande, e illogico, sei tu."
Alessandro Baricco

"Gli spietati salgono
sul treno e non ritornano
mai più, non sono come noi
perduti antichi eroi
noi due che al binario ci diciamo addio…
non volere mai la verità
ottenere l’aldilà
navigare senza vento
migliorare con l’età
c’è un amore che non muore mai
più lontano degli dei
a sapervelo spiegare che filosofo sarei."
-Gli spietati- Baustelle

Ci sono poeti e filosofi che vivono nella nostra epoca. Elogiamoli poichè lo meritano.
E secondo voi quali sono le opere d'arte di questa nostra epoca?

martedì 9 marzo 2010

Novantaseiesimo Capitolo

"Non è necessario essere una stanza o una casa per essere stregata, il cervello ha corridoi che vanno oltre gli spazi materiali".
Emily Dickinson

Più che la storia, qui è misterioso il personaggio. Il mistero del cuore di Luigi Tenco. Che era tremendamente affascinante, ed era anche bravo, un genio dalla voce calda e tenebrosa. Ed era contro, contro tutti, sempre inquieto, sempre ribelle.
Scrive canzoni bellissime, malinconiche come "Vedrai vedrai" e "Ciao amore ciao". Andate a ripescare i testi di queste canzoni, e poi ditemi che non era un poeta.
Perchè ne parlo?
Luigi tenco muore il 27 gennaio 1967 a Sanremo. La sua canzone viene eliminata dal festival e lui sembra averla presa proprio male. Quando la sua amica Dalidà, una cantante francese, entra in camera sua per vedere come sta, vede il corpo di Tenco steso sul letto, con un foro di pistola alla tempia. Sul comodino questo biglietto:
"Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e ad una commissione che seleziona "La rivoluzione". Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi."
Quarantatre festival di Sanremo dopo, le cose non sono migliorate.
Un artista suicida immortale tra i mortali.
Un uomo da riscoprire.

sabato 27 febbraio 2010

Novantacinquesimo Capitolo

"La sicurezza è più che altro una superstizione. Non esiste in natura, e i figli dell'uomo non riescono a sperimentarla."
H.Keller

Test psicologico, così tanto per divertirsi un po'. Dovete scrivere qual è l'oggetto nell'immagine che più colpisce la vostra attenzione. Inoltre dovete descriverlo nel modo più concreto possibile, indicare come lo immaginate insomma. Il materiale, il contenuto, il peso, aperto-chiuso, acceso-spento. Insomma, un po' di fantasia e colpo d'occhio.
Chi vuole giocare?

lunedì 8 febbraio 2010

Novantaquattresimo Capitolo

"Ma se la radiosa luce che una volta tanto brillava negli sguardi è tolta, se niente può far sì che rinnovi all'erba il suo splendore e che riviva il fiore, della sorte funesta non ci dorremo ma ancor più saldi in petto godrem di quel che resta."
da -Splendore nel'erba-

Ci sono momenti in cui capisci che niente sarà più come prima. Momenti di svolta. Sogni infranti o realizzati poco importa. Ciò che conta è la svolta. Quando la vita ti cambia in un secondo, solo allora respiri aria nuova e tutto ciò che prima era presente ora ti pare distante mille miglia dalla realtà.
Quando vedi negli occhi delle persone che ti stanno intorno soddisfazione e gioia, quando c'è serenità elettrica nell'aria, quando ti viene da piangere perchè sei stanco ma in pace con il mondo, ecco, solo allora, solo in quel momento puoi dire di essere felice. Un giorno solo magari, forse un'ora. Magari un secondo. Ma quell'attimo sarà dentro di te per sempre. L'attimo di felicità.
E ripercorrendo gli anni della tua vita capirai che hai fatto tutto questo solo per quell'attimo, di pura e oscena felicità.
Una stretta di mano che vale una promessa con il destino.

Quando siete stati soddisfatti di voi stessi?

lunedì 11 gennaio 2010

Novantatreesimo Capitolo

"Quando ti sedevi vicino a lui, sentivi il ronzio della sua energia creativa e delle corde del suo basso."
Ingrid Pastorious

Ci sono infiniti musicisti mediocri che strimpellano un basso. Ce ne sono molti bravi che sanno fare il loro mestiere. Ce ne sono pochissimi che emozionano. Ma ce n'è stato solo uno che ha saputo rivoluzionare il mondo: Jaco Pastorius, il Jimi Hendrix del basso.
Jaco da giovane è un ragazzo difficile, un po' ribelle e schivo, un po' irruento e strafottente. La sua passione per la musica lo porta a suonare la batteria. Ma a 13 anni, nel 1964, dopo una partita a football si rompe il polso, che per un batterista è vitale, e decide quindi di dedicarsi anima e corpo ad un altro strumento; entra in un negozio vicino casa, in Florida, e si compra per 15 dollari un basso.
Comincia a suonare per vari gruppi, di jazz soprattutto. Lui, ritmo e creatività.
Diventa bravo, sempre più bravo, sempre più conosciuto e lo vogliono tutti come bassista e così gira tutti i club della città. Ma i suoni del suo basso gli vanno stretti e allora decide di modificare lo strumento: toglie i tasti rendendolo un fretless, lo vernicia con una resina da barche per modificargli la risonanza. Suoni nuovi per il suo genio. Lui, impaziente e insoddisfatto.
Quando incide il suo primo album è una rivoluzione.
Ma non è solo il più grande bassista del mondo, è anche un'anima lacerata. Soffre di un disturbo bipolare, un maniaco depressivo insomma, con stati di eccitazione intervallati da momenti di depressione. Inoltre usa costantemente cocaina bagnata dal whiskey, così finisce per vivere in universi ottenebrati. Ma quando sale sul palco, sembra un Dio.
Man mano che il tempo passa, la sua mente inizia sempre di più a perdersi nei suoi stessi labirinti.
Il 12 settembre 1987 va a vedere un concerto di Santana. Ubriaco, tornando a casa, si ferma in un brutto quartiere, al "Midnight Bottle" dove provoca Luc Havan, il buttafuori del locale con quel suo ghigno strafottente da genio maledetto e incompreso. Però. Luc fa il buttafuori in un brutto locale di un brutto quartiere e non saprà suonare il basso ma è un esperto di arti marziali. Colpisce così tante volte Jaco alla testa che quando l'ambulanza arriva già si capisce che non c'è niente da fare. I medici fanno di tutto per salvarlo ma entra in coma. Il 21 settembre muore Jaco Pastorious e quando gli staccano la spina il suo cuore continua a battere per altre 3 ore.
Regolare, come un giro di basso.

E se Jaco non si fosse rotto quella mano? Sarebbe stato solo un mediocre batterista?