lunedì 15 dicembre 2008

Sessantacinquesimo Capitolo

"Paghiamo un prezzo per tutto quello che facciamo in questo mondo e anche se vale la pena avere delle ambizioni sappiamo che queste non si realizzano a poco prezzo."
Lucylle M.Montgomery

In un mondo dove tutti abbassano la testa, dove le idee mettono paura, dove il come vale più del cosa e del chi, mi piace elogiare chi protesta. E spesso non mi importa nemmeno del motivo. Non importa se condivido o meno il fatto. L'importante è far sentire che noi ci siamo. Che non possono ignorarci.
Il post di oggi lo dedico allora ad Al-Zaidi, giornalista della rete televisiva al-Baghdadia. Me lo immagino, incazzato, sfinito, disilluso, lì contro il mondo, in piedi, che urla "Cane!", sbraita e tira due scarpe all'uomo più importante del mondo.
Poi viene fermato, si arrende, senza violenza, e viene trasportato fuori e fermato. Ora rischia 7 anni di carcere. Forse ha sbagliato il modo, direte voi. Così non si fa direte. L'educazione è importante, direte.
Forse.
Ma ve li immaginate Gianni Riotta o Bruno Vespa protestare contro qualcuno, credere in qualcosa? Io no. E mi fanno schifo.
Per quello, Al-Zaidi, sono con te.

lunedì 1 dicembre 2008

Sessantaquattresimo Capitolo

Oggi primo dicembre è la giornata mondiale contro l'AIDS. E' stata scelta questa data perchè proprio il primo dicembre del 1981 fu diagnosticato il primo caso di AIDS. Da allora sono morte 25 milioni di persone.
Nell'africa sub-sahariana ora come ora sono infette 30 milioni di persone, il 60% della popolazione generale, in prevalenza donne.
Vi sembra una malattia lontana che non ci tocca?
Qui in Italia l'incidenza della malattia è all'incirca di 10 abitanti ogni 100 mila persone.
Sicuramente l'emergenza e la paura ha sviluppato la ricerca consumando fondi e risorse come mai prima nella storia dell'uomo, disgiungendo difatto così il binomio HIV-AIDS.
Negli anni '80 il tempo medio di sopravvivenza dalla diagnosi era di circa 12 mesi. Ora siamo passati, in pazienti che non hanno altri problemi, ad una sopravvivenza media di 20 anni. Mica male.

Solo un appunto. In Africa l'AIDS è solo la terza malattia per gravità nei bambini. Prima abbiamo la diarrea che spesso risulta fatale in pazienti malnutriti e il morbillo. Ma di questi nessuno parla. Ma si sa, questa è un'altra storia.

"Sai qual è il problema che poi non è un problema che quando io sto bene non c'è niente che io tema. Ma guarda bene dove vai, apri gli occhi resta sveglio. La mia generazione e quella di altra gente all'idea di questo rischio sintonizza la sua mente . Io nel mio piccolino qui lo rappo e qui lo scrivo quando non conosco a fondo metto su il preservativo."
Da - Sai qual è il problema?-

sabato 22 novembre 2008

Sessantatreesimo Capitolo

"Colui che si accosta al tempio delle muse privo di ispirazione, illudendosi che le doti di artigiano possano bastare, resterà per sempre un improvvisatore, e i suoi versi arroganti verranno oscurati dal canto dei folli."
Platone

Il fatto è che passiamo la vita a cercare di esprimerci al meglio, ma senza avere niente da dire. Il vuoto. Vorremmo che la creatività fosse un sistema di causa ed effetto. Vorremmo risultati. Un prodotto vendibile. Vorremmo che alla dedizione e alla disciplina corrispondessero pari riconoscimenti e gratificazioni. Ci sciroppiamo la routine della scuola, dell' accademia, il nostro corsettino di diploma delle belle arti e ci esercitiamo, ci esercitiamo, ci esercitiamo. Poi con tutto il nostro eccellente bagaglio tecnico, i nostri anni passati nella teoria in quel momento esatto ci rendiamo conto di non avere niente da documentare. Il nulla. Oblio.
E niente ci fa più incazzare di quando un tossico marcio, nullafacente e nullatenente, un fancazzista, un pervertito, uno psicotico con delirio erotomane sforna un fottuto capolavoro.
Così, per caso.
Chi siamo noi nel quadro?

mercoledì 12 novembre 2008

Sessantaduesimo Capitolo

"Quasi sempre, in politica, il risultato è contrario alle previsioni."
F.R. de Chateaubriand

Sarà la pioggia. O finalmente l'aria dell'inverno che timida scalza l'audace brezza d'ottobre. Sarà la speranza. Sarà quel che volete ma io respiro aria nuova. Aria di rinnovamento. Sia ben chiaro, non è una vera e propria folata di tempesta. E' al massimo un venticello, un ponentino. Ma questo mi basta. Dobbiamo farcelo bastare. Obama. Un presidente degli stati uniti nero che vince contro un attempato bianco ex-militare in pensione. Potrebbe non significare niente. Ma. Ad un anno dalla morte del tifoso Gabriele Sandri, a 5 dalla strage di Nassiria, con l'Alitalia che cancella oggi altri 100 voli e i sindacati che continuano a fare richieste, con gli studenti che protestano per il gusto di protestare e poi ineggiano al '68, con le borse che non decollano, con tutto questo ci sarebbe poco da stare allegri. Ma io dico Obama. E un po', e per poco, torna il sorriso.
Solo a me?

mercoledì 5 novembre 2008

Sessantunesimo Capitolo

Sì, vaffanculo anche tu. Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e chi la abita. In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle. In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina. In culo ai russi di Brighton Beach. Mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè, con una zolletta di zucchero tra i denti. Rubano, imbrogliano e cospirano. Tornatevene da dove cazzo siete venuti! In culo agli agenti di Borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell'universo. Quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas-Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita. E Bush e Cheney non sapevano niente di quel casino? Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, alla Adelphia, alla WordCom! In culo ai portoricani, venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell'assistenza sociale. In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete le chiappe, è ora! In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili nascosti dietro il loro muro d'omertà. Avete tradito la nostra fiducia! In culo ai preti, che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla chiesa, che li protegge non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l'è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un weekend all'inferno, e poi gli alleluia degli angeli per il resto dell'eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville. In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all'inferno. Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!

E. Norton in "La 25esima ora"

lunedì 27 ottobre 2008

Sessantesimo Capitolo

"La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno."
1946 - D.F.Zanuck

A volte credo che basterebbe poco per migliorare il mondo. Almeno il nostro, di mondo. Piccoli gesti. Uno tra tutti i possibili? Spegnere la televisione.
Al diavolo i telegiornali, le risse mediatiche, le menzogne in diretta, le banalità di un presentatore invecchiato sotto le luci di un riflettore. Al diavolo le vallette figlie delle femministe: donne, era questa l'emancipazione che cercavate? Al diavolo gli urlatori, i comici che non fanno ridere, e i grandi occhi che ti seguono fino all'inferno. Al diavolo tutto il circo, tutto il baraccone di nani pelosi e bestie mutate. Basta. Lasciateci in pace. Dove è finita la normalità?

Il sintomo più evidente della decadenza delle trasmissioni è che la pubblicità è spesso migliore del programma stesso. Gli spot sono più pensati, meglio costruiti. A volte terribili, ma a volte geniali. A volte poetici. Come questo di Ricky Tognazzi.
"La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo. Il nostro tempo. Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze. Sono queste che poi vanno a definirci. Alcune sono più importanti di altre perchè formano il nostro carattere. Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La differenza tra il bene e il male. Cosa essere e cosa non essere. Ci insegnano chi vogliamo diventare. In tutto questo alcune persone, alcune cose, si legano a noi in modo spontaneo e inestricabile. Ci sostengono nell'esprimerci e nel realizzarci. Ci legittimano nell'essere autentici e veri. E se significano veramente qualcosa ispirano il modo in cui mondo cambia. E si evolve. E allora appartengono a tutti noi e nessuno."

venerdì 24 ottobre 2008

Cinquantanovesimo Capitolo

"Un uomo solo che guarda un muro, è un uomo solo. Due uomini che guardano un muro, sono il principio di un'evasione".
Diego Cugia

225 giorni all'esecuzione. Sapete che cosa sto facendo?
Sto guardandomi in uno specchio d'acciaio. Noi condannati
ci guardiamo spesso la faccia. Se lo specchio la riflette, significa

che sei vivo. La prova della faccia è fondamentale, anche
se non è detto che sia la tua. Vuoi farmi credere che quella è
la tua faccia di quindicenne? Non farmi ridere. Nessuno può
mai affermare con certezza che faccia abbia, ammesso che
ne abbia ancora una. O due. E` da un paio di giorni che penso
alla clonazione. Ti offriresti volontario per farti donare?

Me lo chiedo riflettendomi in questo specchio d'acciaio.

Nel braccio della morte ci forniscono solo specchi d'acciaio per
evitare che ricaviamo coltelli dalle schegge di vetro.

Interrompere la vita, Jack? Raddoppiarla semmai.

Rivivere attraverso un clone.

Un te stesso con di nuovo tutte le possibilità davanti.

Non sbaglieremmo un colpo, eh fratello?
E se alla fine di tutto Jack due commettesse gli identici sbagli?

Se fra quarant'anni si trovasse di nuovo faccia a faccia
con se stesso nello specchio d'acciaio?
No, stavolta non ci fregate, donatevi voi. Noi abbiamo già dato.
Giustiziateci.


Jack Folla

sabato 18 ottobre 2008

Cinquantottesimo Capitolo

Ho una collezione di conchiglie immensa. La tengo sparsa per le spiagge di tutto il mondo.
Steven Wright

Notte senza sonno,e sono solo in casa, la tv passa nada
mentre giù in strada c'è chi grida, c'è la solita movida della notte,
con la quale la città va a nozze.
L'anima è nel cesto, preda dell'angoscia
non riesco
a star sereno per cui esco, faccio due passi puo darsi che passi,

è un modo come un altro per distrarsi.
Chi fa la corte a qualche signorina,

che ha le scarpe in vetrina, chi si rovina, alcol, eroina,
chi vuole solo far
mattina, chi staccare la spina.
Entro in un bar per una birra alla spina.
Ad ogni
sorso la schiuma lascia le tracce,
ora come lo scorso anno è su rullanti
e casse,
saluto e salgo nel tram, guardo le facce, timbro il mio pass,

vado verso nuove spiagge.

Stacco, quando non ne posso più, parto,
è la musica che mi porta al largo,
calmo,
seguo con la sguardo la linea della vita sul mio palmo.


Sulle striscie pedonali incrocio gli occhi della gente,
così occupata
dal domani che non vive il suo presente,
sguardo assente, mento appoggiato
al petto penso,
col pugno stretto, Frankie resta cosciente.
Non perdere
di vista ciò che conta,
non è fondamentale lasciare la propria impronta,

tutti spingono il successo come se questo,
fosse il solo mezzo per
realizzarsi adesso,
ma non è così e non so, se resterò ancora qui o se
andrò però,
mi godo il silenzio nel quale mi sento a mio agio,

riprendo coraggio, se questo è un deserto il mio è un miraggio, pago
il pedaggio, non resto ostaggio.
Ora spengo il lettore, ascolto il
rumore, il suono che si sovrappone
crea una nuova unione, bentrovato
buonumore,
apro il portone, ora chiudo gli occhi, dormirò almeno 4 o 5 ore.

Notte blu - F.Siciliano

Questo post è per la gente della notte. Un tetto in ogni porto, una lacrima ad ogni partenza e ad ogni arrivo.

lunedì 13 ottobre 2008

Cinquantasettesimo Capitolo

"Amico mio, accanto a te non ho nulla da difendermi, nulla da dimostrare. Accanto a te trovo la pace. E al di là delle mie parole maldestre tu riesci a vedere in me semplicemente l'uomo."
Antoine de Sanit-Exupery

Quello che nell'amicizia così come nella vita fa la differenza è la fame. E' la voglia, di esserci, di arrivare, di provare l'ebbrezza di essere parte di qualcosa. E' trovare forza e voglia e tempo là dove non ci sarebbe.
Tenacia e impegno. Desiderio.
Ed è bellissimo vedere le persone intorno a te che si dannano per trovare uno spazio puro in mezzo a questa vita sporca di troppe attività, di troppe cose.
Vedere che nonostante tutto il bene più prezioso è il tempo.
Non importa se viaggiamo in giro per il mondo ogni santo giorno. L'importante è che a volte torniamo e troviamo nelle persone che amiamo la nostra casa.
Non importa che gli impegni ci sovrastano: il tempo per una castagnata intorno al fuoco lo troviamo.
Non importa che lo studio ci sommerga: un fuoco acceso, il fumo di una pipa, e chiacchiere di fondo. E l'odore della cenere del tempo che si toglie dai vestiti consunti dei nostri rapporti che riprendono vita.
E noi rinasciamo, fenici dalle nostre ceneri.
Ciò che fa la differenza alla fine è la fame. Che discrimina tra le facce di gente che passa e di quelli che restano. La fame di voler esserci.

giovedì 2 ottobre 2008

Cinquantaseiesimo Capitolo

Albert nasce in Polonia nel 1906 e durante l'adolescenza si trasferisce negli USA a studiare medicina. Dopo essersi specializzato i suoi studi lo portano (siamo nel dopoguerra) a fare ricerche sui virus, specie quello della poliomelite.
Dopo molte prove e progetti e notti in bianco e sangue e momenti di sfiducia scopre il vaccino, somministrabile per bocca, della polio. E' efficace e riduce di moltissimo gli effetti collaterali tipici del vaccino creato da Salk qualche anno prima.
I bambini continuano a morire, e il nostro Albert cerca quindi di velocizzare i tempi per vaccinare su larga scala, ma la comunità scientifica frena: c'è bisogno di nuove prove e nuovi test. E allora cosa fa Albert? Comincia a provarlo. Prima su sè stesso, poi i suoi assistenti, poi giovani carcerati, poi le sue figlie, poi alcuni volontari. E funziona.
Inizia quindi la vaccinazione nel 1957. Il risultato? La malattia in circa 50 anni è stata debellata completamente in Europa.

Vi chiedete dove sia la poesia in questa storia?
Primo. Albert, non volle brevettare la sua invenzione, rinunciando allo sfruttamento commerciale che lo avrebbe reso uno degli uomini più ricchi del pianeta, per garantire una diffusione più vasta e più rapida della cura.
Secondo. Non ricevette mai il premio nobel per le sue scoperte.
Terzo. Quanti di noi si dimenticano troppo spesso che dobbiamo la vita anche agli Albert Sabin?
Quarto. Gli angeli esistono?
Sabin muore, ricco ma povero, nel marzo del 1993.